La ceramica pugliese: un patrimonio della nostra tradizione

Siamo “capatoste”. Ci ostiniamo a seguire alla lettera la tradizione per la produzione del nostro olio. Frantoio Muraglia è così. Forse alcuni penseranno che le nostre scelte siano antieconomiche. 

Hanno ragione. Raccogliamo ancora a mano le olive, le selezioniamo, e di conseguenza le quantità prodotte sono inferiori rispetto a quelle di altri competitors. Spendiamo anche di più degli altri per l’imbottigliamento. E ne siamo orgogliosi, perché consapevoli di non aver mai tradito la qualità.

Il rispetto della tradizione è uno dei nostri must. Non solo per l’olio, ma per tutte quelle attività artigianali che sorreggono la nostra amata Puglia. Parlare di olio spesso significa raccontare altre storie che si intersecano con la sua: una di queste è quella della ceramica pugliese.

La ceramica pugliese come espressione del territorio

Orci pugliesi crudi

L’arte della ceramica è una peculiarità dell’Italia in generale. Come in un’opera sinfonica sono presenti tante voci a riempire il palco. Non potrebbe essere altrimenti: il nostro paese è una culla di diversità, che si esprimono regione per regione

Ogni territorio nel corso dei secoli ha subito diversi influssi, ha visto il passaggio di popoli dalle origini più svariate, e ne è rimasto contaminato. Su questo palcoscenico lungo quanto uno stivale, la ceramica pugliese urla la sua voce. Ne è in fondo lo zoccolo, e senza esso la camminata sarebbe scomoda e imperfetta.

Per molti l’arte ceramica è un’espressione divina.  In fondo nel libro della Genesi, Dio creò“l’uomo con polvere del suolo”, e sempre impastando la terra “plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo”. Un po' come un maestro artigiano che genera le sue creazioni partendo dall’argilla ricavata dal terreno.

La ceramica pugliese è frutto di una tradizione lunga secoli, che risale addirittura al XVII secolo. I principali centri di lavorazione sono localizzati nel tarantino, nel barese in luoghi come Rutigliano e Terlizzi, e in alcune zone del Salento.

Qui in piccole botteghe gli artigiani riversano ancora la propria passione nella creazione di oggetti unici, che sono ormai parte del bagaglio culturale di un territorio intero: i pumi, i capasoni, le limme.

Proprio qui sta la forza della ceramica pugliese: la capacità di trasformare oggetti di uso comune in piccole opere d’arte.

Le tecniche di lavorazione

Orci pugliesi crudi

La materia prima alla base di ogni creazione ceramica è l’argilla, la quale si forma in natura dall’erosione delle rocce a causa degli agenti atmosferici.

Una volta raccolta, l’argilla è sottoposta a procedimenti di correzione e purificazione. È un’ arte antichissima. Basti pensare che le prime tecniche di lavorazione furono descritte in un’opera a metà del ‘500 da un famoso vasaio dell’epoca, un certo Cipriano Piccolpasso.

Il lavaggio e la decantazione necessaria per liberare l’argilla dalle impurità avviene attraverso il passaggio in una serie di grandi vasche poste in pendio. Immersa nell’acqua, viene mescolata con pale di legno dette borde, fino a quando non si trasforma in un composto liquido chiamato melletta.

Il composto viene poi passato al setaccio per eliminare le ultime impurità, e trasferito in una nuova vasca. L’impasto viene infine pestato per compattarlo ed aumentarne l’elasticità. Prima di utilizzarlo, può anche essere arricchito con sabbia, minerali o frammenti di ceramica macinata, la cosiddetta chamotte.

Terminato l’impasto non resta che lavorarlo. L’artigiano potrà optare per una lavorazione a mano, a stampo oppure al torchio reso celebre da Patrick Schwayze nel film “Ghost”.

Il modello viene poi lasciato essiccare e poi successivamente cotto originando quello che nel gergo viene chiamato “biscotto”.  Il biscotto essendo particolarmente poroso non è adatto per essere riempito di liquidi, come ad esempio avverrebbe per un vaso utilizzato comunemente in casa.

Per questo motivo deve essere impermeabilizzato e poi rivestito tramite l’applicazione di vernici, vetrina o smalto.

Le creazioni della ceramica pugliese

Orci pugliesi crudi

La ceramica pugliese genera dei propri figli. E dato che ci tiene a presentarsi come una buona madre senza alcuna distinzione tra figli e figliastri, elenchiamo i prodotti della tradizione uno ad uno.

I pumi
 

Vengono anche detti comunemente “pigne”  per la loro forma. In realtà rappresentano il bocciolo di un fiore pronto a schiudersi con l’arrivo della primavera. In antichità venivano posti sui loggioni dei palazzi signorili. Oggi invece sono utilizzati come elementi d’arredo dall’estrema eleganza.

I pupi
 

Forse non tutti sanno che il famoso teatro delle marionette napoletano fu salvato proprio da un pugliese. Nel XIX secolo, mentre la scuola delle marionette si stava diffondendo sempre più in Sicilia, i marionettisti napoletani diventavano sempre meno.

Un giovane mercante di stoffe di Barletta, Lorenzo dell’Aquila, durante un soggiorno a Napoli assistette ad uno spettacolo rimanendone folgorato. Abbandonò il commercio, per dedicarsi all’arte delle marionette, fondando una compagnia itinerante con la moglie.

Lorenzo rimodernò gli spettacoli, e anche i modelli di marionette dando nuova linfa a questo particolare teatro, e arricchendo la Puglia di una nuova forma di artigianato per la quale è riconosciuta in tutta la penisola.

I capasoni


Detto anche “zirra” il capasone è un recipiente di ceramica simile ad una giara di colore giallo. Il termine in dialetto pugliese significa “campiente” e sta proprio ad indicare le grandi dimensioni dell’oggetto. Proprio per le sue caratteristiche, i capasoni  venivano utilizzati per conservare l’olio e il vino.

I limmi


Nella tradizione culinaria pugliese due cose sono di vitale importanza: l’olio e il pomodoro. In Puglia ancora ogni anno decine di famiglie si riuniscono nel periodo estivo per preparare la famosa conserva, in grado di garantire un’ottima salsa per tutto l’anno. 

Se si vuole seguire la tradizione alla lettera, la polpa dei pomodori passati prima di essere imbottigliata va raccolta nei limmi, che altro non sono che “bacinelle” in creta.

L’arte ceramica pugliese rivive negli orci del Frantoio Muraglia

 

La Puglia è una terra ricca di tradizioni. Noi del Frantoio Muraglia amiamo respirarle ed inebriarci del loro profumo di  casa. La Puglia non è solo olio, così come non è solo ceramica: è specchio di una cultura senza confini.

Proviamo quotidianamente a far rivivere qualche particella della sua essenza attraverso le nostre creazioni. Avvalendoci dell’ingegno degli artigiani di Terlizzi abbiamo creato una serie di orci in ceramica finemente decorati. 

Siamo molto contenti del successo che hanno riscontrato, e alcuni siti in ambito matrimoniale li hanno eletti come una delle migliori idee per bomboniera

Dostoevskij disse che “la bellezza salverà il mondo”. Noi ci mettiamo quella del nostro olio e quella degli artigiani della nostra terra.