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Olio amaro o andato a male? Impariamo a riconoscere i veri difetti (e le virtù)

Vi è mai capitato di assaggiare un olio extravergine d’oliva appena aperto e sentire un pizzicore deciso in gola, quasi una scossa, o una nota amara persistente sul palato?

Per molti, la prima reazione istintiva è il dubbio: “Sarà andato a male? È troppo forte, forse è acido?”

Oggi vogliamo sfatare un mito che purtroppo penalizza spesso i prodotti di altissima qualità. L’amaro e il piccante non sono difetti. Al contrario: sono la carta d’identità di un olio vivo, ricco e pugliese fino al midollo. Nel nostro frantoio, dove lavoriamo la monocultivar Coratina con l’ossessione per l’eccellenza, sappiamo bene che un olio che “non dice nulla” è un olio che ha perso la sua anima.

Mettetevi comodi: vi portiamo alla scoperta di cosa rende un olio davvero “buono” e di quali sono, invece, i nemici da cui stare alla larga.

Quando il gusto “punge”: la firma della Coratina

Immaginate di mordere un carciofo crudo, una mandorla fresca o una foglia di rucola selvatica. Quella sensazione di amaro vegetale è piacevole, fresca, vibrante.

Nell’olio extravergine di oliva, l’amaro e il piccante sono generati dai polifenoli, sostanze antiossidanti preziose che proteggono l’olio dall’ossidazione e il nostro corpo dall’invecchiamento cellulare.

La nostra amata Coratina, la regina delle olive pugliesi, è naturalmente ricchissima di polifenoli (ne ha tre volte tanto rispetto ad altre varietà). Ecco perché il nostro olio:

  1. È amaro: perché lavoriamo le olive quando sono ancora verdi e vitali, non quando sono troppo mature e “stanche”.
  2. È piccante: quel pizzicore in gola (che i tecnici chiamano tussis o tosse da olio) è la prova che l’olio è un elisir di lunga vita, carico di proprietà nutraceutiche.

Se il vostro olio Muraglia vi fa tossire leggermente dopo un assaggio in purezza, non preoccupatevi: vi sta salutando. Vi sta dicendo che è fresco, sano e genuino.

Orcio in ceramica Frantoio Muraglia su tavola con pane e ingredienti freschi pugliesi

I veri nemici: rancido, morchia e avvinato

Se amaro e piccante sono pregi, quali sono allora i difetti che ci devono allarmare? Un olio difettoso è un olio che ha subito processi chimici degenerativi, spesso dovuti a olive di scarsa qualità o cattiva conservazione.

Ecco i tre “mostri” principali da riconoscere:

1. Il rancido (l’effetto ossidazione)

È il difetto più comune e il peggior nemico dell’extravergine. Si verifica quando l’olio è stato esposto troppo all’aria o alla luce.

  • Come riconoscerlo: l’odore ricorda la vernice fresca, le noci vecchie, la cera o il grasso del prosciutto andato a male. In bocca lascia una sensazione pastosa e sgradevole.
  • La soluzione Muraglia: noi combattiamo l’ossidazione alla radice, ma anche dopo la spremitura. I nostri orci in ceramica non sono solo bellissimi oggetti di design: sono casseforti buie che proteggono l’olio dalla luce, garantendo che arrivi sulla vostra tavola perfetto come appena franto.

2. Il riscaldo e l’avvinato

Questi difetti nascono prima ancora della molitura, quando le olive vengono ammassate per giorni e iniziano a fermentare.

  • Come riconoscerlo: l’olio ha un sentore di aceto, di cantina umida o di salamoia andata a male.
  • La soluzione Muraglia: da noi le olive vengono molite entro 24 ore dalla raccolta. Non c’è tempo per la fermentazione, solo per la freschezza.

3. La morchia

Avviene quando l’olio non viene filtrato e i residui di polpa e nocciolo si depositano sul fondo, marcendo.

  • Come riconoscerlo: puzza di marcio, di “chiuso”.
  • La soluzione Muraglia: la pulizia è il nostro credo. L’olio deve essere limpido (o velato ma pulito) per mantenere la sua promessa di gusto nel tempo.

Educare il palato alla complessità

Siamo abituati a sapori piatti, standardizzati dall’industria alimentare. Per questo, la prima volta che si assaggia un vero extravergine pugliese, l’intensità può spiazzare. Ma vi invitiamo a fare una prova.

Prendete una fetta di pane caldo, versate un filo del nostro Fruttato Intenso e chiudete gli occhi. Sentirete il profumo dell’aneto, del fieno, del pepe. Quella potenza non copre i sapori dei vostri piatti: li esalta.

L’olio non è un semplice grasso per non far attaccare la padella. È un ingrediente. È cultura liquida.

Come conservare il vostro “oro verde” a casa

Avete acquistato un orcio Muraglia o una delle nostre bottiglie di design? Perfetto. Ora sta a voi preservare quella meraviglia fino all’ultima goccia. Ecco tre regole d’oro per evitare che l’olio diventi rancido a casa vostra:

  1. Lontano dai fornelli: il calore è nemico dell’olio. Non tenete la bottiglia accanto ai fuochi mentre cucinate.
  2. Tappo sempre chiuso: l’ossigeno avvia l’ossidazione. Dopo l’uso, chiudete subito.
  3. Mai al sole: se avete una bottiglia in vetro trasparente (non è il caso dei nostri orci, che schermano totalmente), tenetela al buio. La luce degrada la clorofilla e trasforma il profumo in puzza in pochissimo tempo.
Mani che intingono pane fresco in olio extravergine di qualità durante un pranzo in famiglia

Scegliere la qualità è un atto di consapevolezza. Ora che sapete distinguere un pregio da un difetto, siete pronti per godervi il buono nel bello con occhi (e palato) nuovi.

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