L’olio extravergine: ambasciatore del turismo enogastronomico

L’uliveto è la nostra casa, e noi del Frantoio Muraglia teniamo particolarmente al concetto di ospitalità. Per rendere una casa accogliente la cura dei dettagli diventa un elemento imprescindibile. La nostra attenzione è rivolta in tutto e per tutto al nostro prodotto: l’olio. E partendo da questa eccellenza italiana, vogliamo parlare del nostro territorio e della nostra tradizione. Vi vogliamo attrarre e se possibile, diventare un volano per il turismo enogastronomico.

Export agroalimentare: fiore all’occhiello del made in Italy

Ormai da anni il settore agroalimentare è il motore trainante delle esportazioni italiane. Nel 2018 ha generato un giro d’affari superiore ai 40 miliardi di euro. Tra i prodotti agroalimentari l’extravergine risulta essere uno degli elementi più apprezzati sui mercati stranieri

Dopo la Spagna, siamo i principali esportatori di olio, ma ciò nonostante la concorrenza tra produttori di diverse origini resta molto agguerrita.  L’unica soluzione per distinguersi tra tanti competitors è puntare sulla qualità.

Il mercato principale estero al di fuori dei confini europei è indubbiamente quello statunitense. Noi di Frantoio Muraglia esportiamo in tutto il mondo, ma anche per noi gli Stati Uniti rappresentano un’importante quota di mercato.

I consumatori a stelle e strisce consumano soprattutto il prodotto agroalimentare in bottiglia, di cui siamo ancora i principali produttori. L’olio esportato è soprattutto extravergine di oliva, il quale ha permesso di cementificare nell’opinione d’oltreoceano il connubio “olio italiano-qualità”.

L’alto livello del prodotto non si riflette esclusivamente sulla bilancia commerciale dell’esportatore, ma può significare un ritorno economico per l’intero paese. In che modo?

La rappresentazione della “tipicità” offerta dall’olio, e da tutti gli altri prodotti agroalimentari, funziona contemporaneamente come una rappresentazione della località di produzione. Attraverso i circuiti transnazionali attivati dalle esportazioni e dai media,  il locale amplifica la sua risonanza uscendo da una dimensione ristretta e andando a costituire un’opportunità economica per l’intero territorio. Una delle forme in cui meglio si concretizza è proprio il turismo enogastronomico.

Noi di Frantoio Muraglia abbiamo fatto della qualità un credo. Sappiamo bene che ogni produttore italiano dovrà fare proprio questo mantra, affinché l’olio possa essere realmente un ambasciatore del turismo enogastronomico.

La crescita del turismo enogastronomico

Il turismo enogastronomico in Italia ha registrato nell’ultimo decennio un aumento pari al 70%. Nel confronto della spesa media per turista risulta anche quello che genera maggiori introiti. Un turista alla riscoperta della natura e del mangiar sano spende in media circa 150 euro al giorno, contro i circa 90 euro di un visitatore di una località marittima.

Coloro che scelgono principalmente questa tipologia di viaggio in Italia sono gli stranieri, con in pole position gli americani. Abbiamo notato poche righe sopra quanto gli Stati Uniti rappresentino una fetta di mercato importante per le nostre esportazioni

I prodotti agroalimentari esportati spesso raccontano una storia lontana fatta di terra e tradizione. Una storia talmente potente da instillare la curiosità nel consumatore, che spesso verrà soddisfatta attraverso un viaggio, come nel caso americano.

La nascita del turismo enogastronomico affonda le proprie radici in una nuova tendenza, o per meglio dire una controtendenza. Per decenni in molti sono migrati verso i principali centri urbani alla ricerca di un nuovo benessere. Il prezzo per ottenerlo è stato il completo stravolgimento del vivere quotidiano con ritmi lavorativi sempre più frenetici, e l’erosione sempre maggiori degli spazi dedicati alla socialità. Le tecnologie e i media hanno certamente accelerato tale processo, spingendoci sempre più verso una deriva consumistica.

La riscoperta della natura e del mangiar sano, come forma di evasione da questo scenario, passa anche dalla maggiore attenzione nei confronti delle problematiche ecologiche e ambientali, che oggi più che mai stanno avendo un eco globale grazie anche a movimenti di protesta come “Fridays for Future”.

Il turista enogastronomico è consapevole di tutto ciò, ed è spinto ad optare per questa scelta vacanziera per diversi motivi. Sono presenti aspetti che si muovono in direzione della ricerca di un benessere fisico raggiungibile anche attraverso il consumo di prodotti biologici, ed altri aspetti di carattere prettamente culturale: attraverso un soggiorno enogastronomico si entra in contatto con una nuova cultura.

Inoltre il cibo ha un’importante funzione sociale: a tavola si conoscono nuove persone, si rinforzano legami già esistenti, si riproducono ruoli definiti. In qualche modo ci si riappropria attraverso il mangiare di quello spazio di socialità ormai così carente nella società moderna.

Turismo enogastronomico: l’importanza di “fare rete”

All’agricoltura oggi non si richiede più di garantire semplicemente l’approvvigionamento di cibo, ma qualcosa in più. Questo surplus prende il nome di turismo enogastronomico.

Attraverso la promozione del territorio, la campagna non è più la metafora di un paesaggio arcaico ed arretrato, ma acquista la stessa dignità e prestigio delle località marittime e montane più frequentate.

La sponsorizzazione dei luoghi del turismo enogastronomico  deve passare imprescindibilmente da un’offerta di servizi e attività in grado di soddisfare pienamente le pretese del turista. Spesso le comunità locali però non sono in grado di reperire tutte le infrastrutture necessarie a garantire una proposta turistica di un certo livello.

Per rendere praticabile l’opzione del turismo enogastronomico è necessario soprattutto “fare rete”, la quale si sviluppa tramite la collaborazione tra soggetti locali e istituzionali, come ad esempio le regioni.  Un esempio concreto di successo cooperativo è dato ad esempio dalla creazione delle “Strade del Vino”, ovvero percorsi pubblicizzati volti a valorizzare da un lato le aziende vinicole del territorio, e dall’altro i valori culturali e ambientali di cui si fanno portatrici.

Gli attori sociali e istituzionali riscoprono il cibo non per un mero ritorno economico, ma come patrimonio per lo sviluppo del territorio e come oggetto per pensare insieme ai temi della sostenibilità e della responsabilità dell’innovazione tecno-scientifica. In un Italia che stenta a venir fuori dalla crisi economica, il turismo enogastronomico si propone come uno strumento per rivitalizzare l’economia stessa.

Non solo. Ci impone una riflessione che vada oltre le logiche del mercato. Il turismo enogastronomico oppone alla standardizzazione imposta dalla globalizzazione una visione glocale.

Cosa significa “glocale”? Secondo il famoso sociologo Bauman la società moderna ha un bisogno profondo di “saperi glocali”, i quali si manifestano attraverso la riscoperta del gusto, la rilettura della storia e del territorio locale, e la rivalorizzazione dei saperi. In una visione economica glocale, si prende parte al gioco del mercato globale, ma la ricchezza generata viene reinvestita sul territorio.

Noi del Frantoio Muraglia crediamo che per rendere valido tale modello sia necessario vivere la “contaminazione” tra la nostra tradizione e la modernità, innovando responsabilmente e investendo sulla diversità come risorsa.